Cappello: il post si sviluppa in maniera anomala e molto poco sensata, accompagnabile da un vino dolce e vellutato come il Recioto della Valpolicella o da un pezzo dei Fratellis.
Mi son letto in un paio di serate l'ultimo lavoro di Enrico Brizzi, e mi son divertito un mucchio. Ma vabbè, faccio poco testo, io quando parla lui mi sembra di leggere me stesso, se si esclude la passione calcistica e parecchio ultras che lo distingue.
Comunque, non volevo parlare del libro, ma della città. Partendo da alcune righe del Brizzi:
"...E neppure ci passa per la testa di considerare ancora la più piccola delle aree metropolitane della nazione come un paesone: per quanto un secolo fa ci siamo affannati a buttare giù le mura, la cui presenza ha costituito storicamente il vero discrimine fra paese e città, nei paesi ci si aiuta a vicenda, e da un po' di tempo a Bologna sembrano tutti troppo egoisti o indaffarati per dedicarsi davvero ad ascoltare gli altri"
La frase, tanto vera quanto originale nel ribaltare la valenza del classico "paesone" attribuito alla turrita, mi ha ricordato uno scambio avuto con una bolognese d'adozione.
"Ma quand'è che sarò bolognese io?"
Si chiedeva.
"Sarò sempre quella 'non di bologna'?"
"Perché venendo dal nord non sono nemmeno una fuorisede", ha aggiunto.
La ragazza ha perfettamente ragione.
Quand'è che la finiamo con questo rassismo tutto bolognese che ci contraddistingue? Non ve la prendete subito, lo so, noi non siamo razzisti. Infatti io ho detto che siamo rassisti. Ci piace distinguerci, siamo sempre lì a far la gara a chi ha più stellette a forma di tortellino (in brodo, cazzo!). Uno può pure sapere cos'è il rusco, può dare il tiro, può capire lo scambio demenziale "altro?" "altro!" e nonostante ciò noi staremo lì a far la punta.
Quante zeta ed esse c'hai nel cognome? Ahi ahi ahi, con quella e in fonda non me la conti mica giusta te!
Ma basta, dai! Siamo ridicoli! E pure un filo arroganti, ora che non primeggiamo quasi più in niente. Tanto più che quando noi bolognesi andiamo a fare il gioco dei cognomi, tre/quarti di nobiltà non li ha quasi nessuno (e ci sarà un motivo, forse all'epoca dei babbi e dei babbi dei babbi la città attirava di più). E chi li ha non è affatto detto conosca o viva la città più o meglio di chi ancora la chiama bòlogna.
Ormai la percentuale di studenti che arrivano, si innamorano e si fermano è in picchiata, almeno quei pochi, fate i bravi, teniamoli stretti.
adié adié.
1 giorno fa


